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  • marco formento 10:27 am on January 31, 2010 Permalink  

    La Cosa iPad: apocalittici, integrati e la terza via. Ovvero perché l’iMac non è un pc senza floppy disk 

    1. Apocalittici

    Mercoledì sera Massimo fotografa bene la prima accoglienza -gelida- della blogosfera (qualsiasi cosa ‘blogosfera’ significhi) alla presentazione dell’iPad con il suo lapidario

    Ok archiviamo il fatto che la prima impressione e’ drammatica

    Ed effettivamente piovono i post su FriendFeed e Twitter che lo definiscono ‘una cornice digitale’, ‘iPacco’ per poi stabilizzarsi su un deluso ‘iPhone gigante’. Non si contano i sarcasmi sul nome (davvero brutto, anyway). Poi, poco a poco, il clima si disgela e iniziano ad arrivare i primi commenti positivi.

    Il fronte del no si stabilizza velocemente su due direttrici argomentali:

    - Non hanno inventato niente (e.g.: -con ironia- Vanz) in diverse variazioni che si coagulano attorno a tre concetti: è una copia più potente ma scomoda di un oggetto già esistente (‘un iPhone gigante’); è una copia meno potente ma ancora più portatile di una cosa che esiste già (‘un mini AirBook’/’un mini netbook’); non hanno inventato niente tout court (‘esistono altri modelli e produttori’)
    - Interessante ma pericolosa piattaforma di distribuzione di contenuti DRM-driven. Ad esempio iPad: protetto by design di Stefano e il celebre correlato Sign the petition: iPad DRM is iBad for our freedoms.

    Vittorio ha raccolto le prime reazioni sui blog italiani qui e qui.

    Poco dopo David Pogue posta The Apple iPad: First Impressions dove stigmatizza questi momenti

    Now Phase 2 can begin: the bashing by the bloggers who’ve never even tried it: “No physical keyboard!” “No removable battery!” “Way too expensive!” “Doesn’t multitask!” “No memory-card slot!”

    That will last until the iPad actually goes on sale in April. Then, if history is any guide, Phase 3 will begin: positive reviews, people lining up to buy the thing, and the mysterious disappearance of the basher-bloggers.


    2. Integrati

    Il 90% apocalittici + tutti gli altri, fra due mesi, quando sarà in vendita;)
    Se avessi tenuto traccia delle critiche feroci all’iPhone quando è stato presentato avrei riempito tera e tera di dischi (chi si ricorda l’incantevole ‘non invia MMS’?), quando d’altro canto le critiche possibili erano su un’altra linea, ovvero sul dove avrebbe portato la traiettoria del prodotto reinventato. Immagino che la storia si ripeterà, pogueianamente.


    3. La terza via

    Mi piace pensare che esista una terza via che non considera il prodotto/device/piattaforma digitale e la relativa esperienza utente come la raccolta delle sue features. Che riesca ad esprimere insomma il punto di vista del non specialista/nerd/geek, ovvero la prospettva che conta davvero se ci si appassiona non solo ai mercati digitali, ma alle società che tali mercati incontrano. Se così non fosse, l’iPod non sarebbe che un player mp3 peggiorato dal DRM; l’iPhone un HTC con meno megapixel; l’iMac un pc senza floppy.

    Su questa via ‘terza’ possiamo allora provare a collocare, e riportare, alcuni ragionamenti:

    a) La difficile collocazione dell’iPad in una tassonomia (è una cornice; è un iPhone gigante; il tablet c’era già) è in realtà il segno del suo essere nuovo. Ha ragione Jobs a dire che i netbook non migliorano nessun aspetto dell’esperienza dell’utente, offrono solo esperienza inferiore ad un prezzo inferiore. L’iPad non è la versione Apple del pc-tablet con MacOS (come lo Slate HP che monta MS W7), è la prossima tappa della sparizione del pc: scompare la tastiera, il sistema operativo general purpose, la gestione dei file ‘classica’, dischi e devices, mouse. Resta l’esperienza, il web/media/servizi da toccare.

    b) Ha ragione Jobs a collocare gli sforzi di innovazione sul mobile, perché quello è il fronte dove il digitale diventa personale, è ‘mio’. Ora che i laptop fanno tutto quello che fanno i desktop è possibile eliminare la cornice ‘pc’ intorno ai contenuti/media/servizi e farli vivere su uno sfondo il più possibile esile, apparentemente slegati dalla macchina.

    c) Dal punto di vista dell’editoria l’iPad (e ciò che seguirà) è un appuntamento col destino, dove questa industry, che ha perso in un certo senso tutti i treni possibili, può riappropiarsi di una porzione del processo di creazione del valore. Molto bello in questo senso il titolo di Luca iPad, i giornali sono applicazioni.
    Certo resta da capire se la lettura su LCD sia accettabile (personalmente sono molto curioso di sapere se non esista ‘qualcosa da fare’ via software). Cercherò su questo di fare tesoro del punto di vista appassionato di Antonio, anche se lo stesso Pogue crede che

    The iPad as an e-book reader is a no-brainer. It’s just infinitely better-looking and more responsive than the Kindle, not to mention it has color and doesn’t require external illumination

    Magazine e libro poi mi sembrano due momenti molto diversi, il primo lo potrei fruire anche su LCD, il secondo, almeno per ora, lo lego all’eInk.
    ._

    Tagged: ipad

     
  • Stefano Quintarelli 8:42 am on January 28, 2010 Permalink  

    Nello spionaggio dalla Cina agli USA, anche compagnie petrolifere 

    L’interesse sarebbe stato rubare informazioni su possibili giacimenti petroliferi._
    Costa sicuramente meno che fare costosissime analisi geologiche, comprare i supercomputer e costruire i relativi datacenter necessari per analizzare i dati (varie centinaia di milioni di euro)

    SicuraMente: US oil industry hit by cyberattacks: Was China involved?.

     
  • Stefano Quintarelli 8:28 am on January 28, 2010 Permalink  

    Dibattito sui trattati ACTA che cambieranno il diritto d’autore. Da vedere! 

    Highly recommended ! : Secret copyright treaty debated in DC._

    Video blogged with reeplay.it

     
  • Gigi Tagliapietra 3:38 pm on January 26, 2010 Permalink  

    Il blog della Homeland security 

    Grazie a Giuliano scopro questo interessante blog: quello della Homeland Security americana.

    Come a dire che i tempi della security through obscurity sono finiti?

    Forse è solo che, come andiamo dicendo da tempo, la sicurezza è
    sempre più frutto di scambio di informazioni (il blog) e della
    tempestività nel farle circolare (vedi l’uso di Twitter). Vale la pena
    di pensarci su._

     
  • Marco Massarotto 10:16 pm on January 25, 2010 Permalink  

    Rete e democrazia, ne parliamo in attesa del 4 febbraio a Venezia? 

    Michele Vianello, già Vice-Sindaco illuminato di Venezia, fautore di Cittadinanza Digitale e del WiFi pubblico nella città lagunare e di molti altri progetti “di Rete”, è ora direttore del Parco Scientifico e Tecnologico VEGA. Il 4 febbraio presso il VEGA si terrà LUMINAR 9: Internet e umanesimo. Internauti, pirati e copyleft nell’era “.torrent”.

    Michele mi ha invitato a parlare nel panel Rete e Democrazia (politica e neutralità della rete), moderato da Luca Dello Iacovo e assieme a Vittorio Zambardino, Linda Lanzillotta, Michele Vianello stesso e Fiorello Cortiana. Sono grato a Michele di ciò per vari motivi: Venezia è la città dove sono cresciuto, il tema riunisce i miei studi (la Giurisprudenza) con la mia pratica lavorativa (il Web), finalmente posso fare due chiacchiere dal vivo e non via facebook con Zambardino che una volta ha anche ripreso un mio status di FB per farne un post su Scene Digitali, così lo ringrazio… :-)

    Detto ciò mi muovo oggi per chiedere anche il vostro aiuto. Io sto con NN Squad e vedo la Net Neutrality “à la Tim Berners Lee, e cioè:

    Vent’anni fa, gli inventori di Internet progettarono un’architettura semplice e generale. Qualunque computer poteva mandare pacchetti di dati a qualunque altro computer. La rete non guardava all’interno dei pacchetti. È stata la purezza di quel progetto, e la rigorosa indipendenza dai legislatori, che ha permesso ad Internet di crescere e essere utile [...]

    In chiave utilitaristica, e lasciando fuori posizioni politiche o filosofiche, una rete neutrale è un territorio più fertile per l’innovazione, una rete dove i principi di Net Neutrality vadano persi porrebbe delle barriere all’ingresso probabilmente più alte per start-up e nuove imprese a carattere digitale. Ho personalmente e professionalmente anche una forte propensione a portare il discorso verso i contenuti e le licenze: Creative Commons e il recentissimo Public Domain Manifesto. Non trovo i due temi così lontani, si tratta di tutelare la libera circolazione delle idee, dell’informazione; dal punto di vista dell’infrastruttura o della norma poco cambia.

    È anche vero però che il tema è complesso e sfaccettato, perché non mi comunicate il vostro modo di vedere la Net Neutrality oggi, nel febbraio del 2010 e quelle che secondo voi sono le istanze più urgenti e posso farmene ambasciatore in caso?

    ._

    Tagged: equiliber, net neutrality, neutralità della rete, venezia

     
  • Gigi Tagliapietra 11:23 am on January 23, 2010 Permalink  

    Intervista e riflessioni sulle ciberbattaglie 

    Oggi pomeriggio tra le 16 e le 17 Radio 24 dedica uno spazio alla sicurezza informatica prendendo spunto dalla vicenda Google-Cina.

    Mi hanno intervistato come Presidente di Clusit e chi vorrà riascoltare l’intervista potrà farlo da lunedì tramite i podcast di Radio24.

    Ho anche scritto un pezzo sul Blog di Nova100 per riassumere le cose che ho detto._

     
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