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  • Stefano Quintarelli 10:59 am on October 16, 2013 Permalink  

    In memoria di Marco Zamperini 

    Si, lo sappiamo. Questo sito non è aggiornato. All’inizio producevamo articoli che distribuivamo in vari modi; poi abbiamo mantenuto un sito, poi ci siamo concentrati nella partecipazione a convegni e seminari.

    Ma un altro post va aggiunto, per ricordare il nostro amico fraterno e collega Marco Zamperini.

    Per tutti coloro che si occupano di innovazione e di internet, Marco era un amico e un simbolo di come dovrebbe essere l’innovazione nel nostro Paese: competente, appassionata, accessibile, sorridente.

    Dal 1990 Zamperini ha avuto una importante carriera, ricca di successi in Etnoteam, in Value Team e NTT DATA Italia, dove è stato prima Chief Technology Officer e poi Chief Innovation Officer.

    Marco è stato uno dei più importanti ed attivi divulgatori dell’innovazione del nostro Paese, teso a far appassionare i più giovani alla tecnologia, per rendere migliore il loro futuro.

    Univa alla grande competenza tecnica una straordinaria carica di simpatia e di umanità: ci metteva passione, cuore, acume e ironia, doti che lo rendevano davvero unico.

    Il nostro dolore è per la scomparsa di un grande Amico; anche per questo vogliamo esprimere concretamente la vicinanza alle figlie Blanca e Rebecca ed alla moglie Paola.

    Ciao, Marco.

     
  • Stefano Quintarelli 7:54 pm on September 19, 2012 Permalink  

    Ancora reazioni alla proposta ETNO.. 

    David A. Gross – Wikipedia, the free encyclopedia.

    David A. Gross is a lawyer and former U.S. Coordinator for International Communications and Information Policy…

    The 2012 World Conference On International Telecommunications: Another Brewing Storm Over Potential UN Regulation Of The Internet – The Latest Legal Features, Research and Legal Profiles – Who’s Who Legal.

    Ambassador David A Gross and Ethan Lucarelli of Wiley Rein LLP consider
    the possible effects of the renegotiated UN International
    Telecommunication Regulations…

    …because of the implicit attacks on established mechanisms of internet governance, the WCIT has the potential to destabilise and politicise standardisation processes and the management of the internet architecture in a way that could also hinder innovation and efficiency.

     
  • Gigi Tagliapietra 10:14 am on April 17, 2012 Permalink  

    Stronzate 

    StrojpegIn uno slancio di sincero affetto, ieri Fabio Koryu Calabrò mi ha regalato un illuminante libretto: Stronzate di Harry G. Frankfurt, un saggio che fa il pari con l’ "Allegro ma non troppo" di Carlo Maria Cipolla che ci ha dischiuso la comprensione della differenza tra la persona intelligente e il cretino.

    Frankfurt è un eminente filosofo morale che insegna all’Università di Princeton e questo testo, che si legge in un’ora (ma che fa poi riflettere ben più a lungo! ) ha tutto il rigore metodologico e scientifico di uno studioso serio.

    Appunto qualche passaggio particolarmente utile alla comprensione di cosa si possa definire una "stronzata" rispetto a una menzogna o anche solo a una sciocchezza.

    - La stronzata è una falsa rappresentazione ingannevole, dei propri pensieri, sentimenti e atteggiamenti

    - Con le stronzate un oratore vuole comunicare una certa impressione di sé

    -E’ l’assenza di un legame con un interesse per la verità, l’indifferenza per come stanno davvero le cose, che è essenziale per la definizione di stronzate

    - L’essenza delle stronzate non è di essere false, è di essere finte

    - Dire una bugia è un’azione con un fine preciso, il bugiardo non può non preoccuparsi dei valori di verità: per inventare qualunque bugia , deve credere di sapere cosa è vero

    - chi racconta stronzate non è né dalla parte del vero né dalla parte del falso. I suoi occhi non sono rivolti ai fatti, non si preoccupa che le cose che dice descrivano correttamente la realtà. Le sceglie, o le inventa, perché si adattino ai suoi scopi.

    - Le stronzate sono un nemico della verità più pericoloso della menzogna

    - Le stronzate sono inevitabili ogni volta che le circostanze obligano qualcuno a parlare senza sapere di cosa sta parlando

    - La produzione di stronzate è stimolata ogniqualvolta gli obblighi o le opportunità di parlare di un certo argomento eccedono le conoscenze che il parlante ha dei fatti rilevanti attorno a quell’argomento.

    - C’è la diffusa convinzione che in una democrazia ogni cittadino debba avere un’opinione su tutto. L’assenza di qualunque legame significativo tra le opinioni di una persona e la sua comprensione della realtà avrà conseguenze ancora più gravi.

    - Come esseri coscienti esistiamo solo nella nostra relazione con le altre cose, e non possiamo in nessun modo conoscere noi stessi senza conoscere quelle.

    Una buona sintesi del tema la offre Umberto Eco nella sua recensione al libro in cui conclude :

    "Quello che caratterizza la stronzata rispetto alla sciocchezza è che essa è una affermazione certamente errata, pronunciata per far credere qualcosa di noi, ma chi parla non si preoccupa affatto di sapere se dice il vero o il falso. "Quello che di sé ci nasconde chi racconta stronzate, è che i valori

    di verità delle sue asserzioni non sono al centro del suo interesse.". Affermazioni del genere fanno subito rizzare le orecchie, e infatti Frankfurt conferma i nostri peggiori sospetti: "I campi della pubblicità e delle pubbliche relazioni e quello, oggi strettamente correlato, della politica, sono pieni di stronzate così assolute da essere diventati ormai indiscussi paradigmi del concetto". Il fine della stronzata non è neppure quello di ingannare su degli stati di cose, è quello di fare colpo su uditori dalle scarse capacità di distinguere il vero dal falso – o anch’essi disinteressati a queste sfumature. Credo che chi pronuncia stronzate confidi anche nella debole memoria del suo uditorio, il che gli consente anche di dire stronzate a catena che si contraddicono tra loro: "Il produttore di stronzate cerca sempre, in un modo o nell’altro, di passarla liscia" "

    Adesso capisco perchè mi danno tanto fastidio alcuni dei testi che sto leggendo in campagna elettorale: sono un concentrato di stronzate.

     
  • Luca De Biase 3:46 pm on March 26, 2012 Permalink  

    La scienza e i media… 

    Atomium Culture e Frankfurter Algemeine Zeitung organizzano a Francoforte un’importante confernza sulla relazione tra scienza e media con l’idea di discutere su come varia la accettabilità dell’innoavazione con il cambiamento dei media.

    Molte domande intorno alla difficoltà delle autorità tradizionali ad affermarsi nel mondo dei media digitali e dei social network. Si nota che la scienza riesce a conquistare attenzione solo quando è presentata in modo divertente, oppure allarmante, oppure come una soluzione ai grandi problemi della società (François Heinderyckx). Il sistema degli incentivi favorisce chi ha impatto, sia a livello di valutazioni all’interno della scienza che a livello di notorietà sui media degli scienziati (Kostantinos Glinos). La risposta in real time da parte del pubblico, qualificato e non qualificato, è la novità: sta cambiando la verifica delle teorie e l’orientamento alla scelta degli scienziati intorno al loro posizionamento pubblico. Sta avvenendo che – in astronomia per esempio – molte scoperte sono realizzate da amatori che usano ottimi strumenti e li comunicano in modo da essere notati da scienziati. Assomiglia al fatto che qualche volta – come nei terremoti – le notizie arrivano prima dal pubblico attivo e poi dai media tradizionali che, casomai, ascoltano e verificano. E i blog scientifici oggi hanno più visitatori dei giornali scientifici in Germania (Alexander Gerber). La sfida è molto grande per il lavoro scientifico – e ovviamente per il lavoro giornalistico – per adattarsi al nuovo contesto mediatico.

    Ma alla fine il problema è che nelle molte bolle di filtri il gioco delle opionioni sta superando di gran lunga la ricerca dei fatti. La scienza e il giornalismo sono accomunati dal fatto che il loro ruolo si salva solo se almeno una parte della società – si spera una parte crescente della società – condivide la consapevolezza che quello che fanno la scienza e il giornalismo, con le dovute differenze, è una forma di ricerca intorno a come stanno le cose, che ha qualità se si conduce in base a un metodo comprensibile, consapevole e accettato.

    Questo è il fondamento della relazione tra scienza e società (come, con le dovute differenze, tra giornalismo e società). Forse la nozione di accettazione non è la migliore. Perché fa pensare alle pubbliche relazioni. Forse è migliore – e più fattuale, più verificabile – la nozione di adozione. Se il lavoro di scienziati e giornalisti, con le dovute differenze, è adottato, allora vuol dire che è accettato attivamente, ma anche e soprattutto reinterpretato e fatto proprio nel sistema di significati da parte del pubblico.

     
  • pierani 4:10 pm on February 16, 2012 Permalink  

    In onore di Luca Nicotra: in un Paese che tra gerontocrazia e idiosincrasia verso Internet sta perdendo il proprio futuro 

    E’ in onore di Luca Nicotra che sta giustamente spopolando in questi giorni, dopo la copertina dell’International Herald Tribune, e lo fa magnificamente riempiendo di sacrosanti contenuti questa sua meritata popolarità, che ripubblico di seguito un mio post del giugno 2010. Sembra ieri ma, purtroppo, si tratta di oltre un anno e mezzo fa.

    Stiamo seriamente rischiando di perdere il nostro futuro … 

    Penetrazione Internet negli over 55 e gerontocrazia istituzionale: due macigni per la crescita del Paese

    giugno 1, 2010 alle 5:26 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 8 commenti Modificare questo articolo
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    Si discute molto ovviamente in questi giorni della manovra che metterà a posto auspicabilmente i nostri conti pubblici, non si discute altrettanto, invece, di strategie per la crescita del Paese.

    Martedì scorso allo IAB Forum a Roma, ho ascoltato un Viceministro Romani molto ispirato, tanto da iniziare il suo speech citando Obama e accomunando il piano di sviluppo statunitense per la banda larga ”Connecting America” al nostro progetto “Italia Digitale” !

    Hanno fatto seguito altre dichiarazioni  importanti e assolutamente condivisibili, come il ribadire con convinzione che l’investimento nella banda larga e nel digitale è un investimento anticiclico (e che quindi andrebbe messo in campo subito in un momento di crisi) e che le cosiddette aree di fallimento di mercato (così definite dall’ex monopolista) sono in realtà, nella pratica, tutte da verificare.

    Come ho avuto modo di dire in quella sede nell’ambito della successiva tavola rotonda Comunicazione digitale come motore per la crescita del Sistema Paese (per chi ama il genere il video è visibile qui) l’ottimismo del Viceministro farebbe ben sperare, se non che l’unico dato di fatto concreto ed evidente sotto gli occhi di tutti è che fino ad ora abbiamo semplicemente perso del grosso tempo.

    Nella slide qui sopra, presentata sempre allo IAB Forum dal Presidente Roberto Binaghi, è evidenziato uno spaccato europeo della penetrazione di Internet tra gli over 55, con l’Olanda al top al 67%, la media dell’Europa (a 15 Paesi) al 36 % e l’Italia al 16 % … vicino a Cipro. Se incrociamo questi dati con un’altra caratterictica tipicamente italiana, ovvero la gerontocrazia istituzionale ma, per altri versi, anche delle aziende  probabilmente troviamo una spiegazione strutturale all’inerzia taliana ad investire nella banda larga e a dotare finalmente il Paese di una nuova rete in fibra ottica. Sono, infatti, sicuramente gli over 55 che prendono decisioni istituzionali e aziendali strategiche nel nostro Paese e sono persone che non avendo dimestichezza con lo strumento Internet e con il mondo digitale fanno più difficoltà a puntare su questo, nonostante le evidenze economiche:

    Banda Larga Italia: investi 13 e ottieni 438 miliardi – IctBusiness.it. Considerando un’ipotesi intermedia, ovvero un investimento di 13,3 miliardi di euro per una rete FTTH / P2P con copertura del 50% della popolazione, l’effetto diretto sul PIL viene stimato in circa 17,4 miliardi di euro in 10 anni, con un impatto sull’occupazione stimato in 248.121 unità lavorative ed effetti indiretti sull’economia compresi in una forchetta che va da circa 50 a 420 miliardi di euro

     Una cosa è certa, il nostro Paese è destinato, per motivi demografici, ad essere sempre più vecchio, se non riusciremo a vincere questa battaglia, che è soprattutto di coinvolgimento culturale, nei confronti delle nostre leadership, oltre che più vecchi saremo tutti inevitabilmente anche più poveri ._

     
  • Luca De Biase 9:25 am on May 20, 2011 Permalink  

    L’innovazione non si insegna. Ma qualcosa la ispira 

    More about La natura della tecnologiaL’innovazione non si insegna. Non c’è una scuola che possa dire all’innovatore come combinare tecnologie esistenti per creare qualcosa di totalmente nuovo. 

    Non esistono le istruzioni per il montaggio di un’innovazione. Ma le componenti esistenti, la storia delle innovazioni precedenti, le lezioni dei fallimenti e dei successi, possono offrire a chi sente di poter contribuire al processo innovativo spunti indispensabili per andare avanti.
    Conoscere la dinamica evolutiva della tecnologia, per esempio approfondendo la teoria proposta da Brian Arthur con il suo fondamentale libro (La natura della tecnologia), garantisce un quadro interpretativo necessario.
    Gli imprenditori non hanno certo bisogno di chi insegni loro a fare gli imprenditori e gli innovatori. Ma hanno bisogno di cibo per la loro mente e di informazioni che li mantengano sull’onda del processo innovativo portato avanti dall’insieme dei molti soggetti che lo realizzano: perché evidentemente il processo non è individuale ma collettivo. Possono trovare ispirazione in informazioni che probabilmente non sono nate per generare innovazioni, ma che solo gli imprenditori sanno riconoscere come soluzione a un problema. E possono trovare notizie su nuove componenti tecnologiche o nuovi filoni di ricerca che rendono possibile quello che prima non lo era.
    Nella complessità evolutiva della tecnologia, però, gli innovatori hanno un compito che nessuno può insegnare. Il loro compito è trovare un senso nel caos e quindi dimostrare che la loro idea è una soluzione per coloro cui viene offerta. Quando riescono, il loro pubblico si stupisce, a sua volta ispirato: è questo, in un certo senso, l’incanto dell’innovazione.
     
  • Umberto Basso 10:53 pm on April 25, 2011 Permalink
    Tags:   

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  • Gigi Tagliapietra 10:36 pm on March 5, 2011 Permalink  

    Muss es sein? 

    Sto provando a riassemblare la conferenza sull’innovazione con la musica di Mahler e faccio e disfo senza decidermi per la soluzione più giusta.

    Ho anche messo gli Ultimi Quartetti di Beethoven come buon auspicio: che c’entra? c’entra perchè nel comporre quest’opera, l’ultima della sua vita (spero non sia il caso mio) Beethoven scrisse musica di grande modernità che i suoi contemporanei rifiutano ma lui sa bene cosa sta facendo.

    Sullo spartito dell’ultimo movimento dell’ultimo quartetto che lui intitola "Der schwer gefaßte Entschluß" (La decisione difficile) scrive: "Muss es sein?"  – Deve essere? – e poi con la musica, dopo poche battute dubbiose risponde "Es muss sein!" Si, deve essere così.

    Già, Es muss sein! Vorrei fare una conferenza lasciando che sia la musica a dire le cose che voglio dire, lasciando che la gente rifletta e non fare io affermazioni che poi se non scaturiscono dal profondo non sviluppano l’effetto motivante che vorrei fosse il risultato di questo lavoro.

    E poi cosa togliere e cosa lasciare in 50 minuti delle due ore e mezza dell’originale?

    Ho appena cassato la sesta, il tema di Alma, i campanacci e i colpi del destino, ieri avevo segato tutta la terza con la forza vincente dell’estate e i lied sia il primo che il Lied Von der Erde, meno di così mi sa non funzioni.

    Adesso la domanda è: i brani che ho scelto li lascio interi o li taglio?

    E poi ci metto i commenti "business" o lascio che la metafora faccia il suo effetto, perché come dico talvolta "Se una barzelletta la devi spiegare, vuol dire che non fa ridere".

    Stamattina ho avuto una goccia di ispirazione (i litri di traspirazione vengono poi) guardando l’intervista di Simon Rattle che parla della sua esecuzione della quarta sinfonia di Mahler, anche quella sonoramente fischiata al debutto: la gente si aspettava un’altra opera grandiosa come la terza e lui fa invece una cosa delicatissima che parla della vita in paradiso vista da un bambino. Non fa ciò che si aspettano che faccia, ma fa ciò che lui sente di dover fare.

    La gente alle conferenze si aspetta slides e affermazioni  e io non ne ho voglia di farne. D’altra parte (senza tentare immodesti paragoni) mica Gesù spiegava le parabole, si fidava che la gente capisse e adattasse anzi, il suo messaggio a mille diverse situazioni, come poi continua ad accadere.

    E poi mi dico che però il mio scopo non è spettacolare e anzi di lasciar perdere i colpi a effetto e di stare con i piedi per terra e motivare chi ascolterà a riflettere su temi precisi e possibilmente incoraggiarli a scoprire la musica di Mahler.

    Mah.

    Muss es sein?

     
  • Francesco Sacco 5:10 pm on February 1, 2011 Permalink  

    Una banca dell’innovazione: una grande proposta… 

    Una_Banca_dell_Innovazione_per_rifare_l_Italia._Lectio_Magistralis_del_Nobel_Edmund_Phelps1

    Il premio Nobel per l’economia Edmund PhelpsPremio Nobel per l’Economia 2006 terrà domani a Roma una lectio magistralis nella quale parlerà della Banca Nazionale dell’Innovazione

    Si tratta di un “Fondo dei fondi”, già sperimentato in Israele, che unisce pubblico e privato in un sistema virtuoso di finanziamenti a startup e imprese ad alto potenziale di sviluppo per il territorio.
    In Italia, infatti, sono disponibili milioni e milioni di euro destinati all’innovazione e provenienti da fondi pubblici, ma l’attuale modello di finanziamento pubblico alle imprese innovatrici sembra superato. Ne serve uno nuovo, più intelligente, veloce ed efficace. 

    La cosa meravigliosa è che questa lezione si terrà all' interno dell’evento “Per rifare l’Italia, la grande sfida dell’innovazione“, organizzato da Working Capital alla Camera dei Deputati.
    Evento realizzato in collaborazione con la Camera dei Deputati, l’Ambasciata Americana in Italia e Wired Italia, Palazzo Montecitorio ospiterà anche le parlamentari che hanno già avanzato una proposta di legge bi-partisan sull’iniziativa, ora al vaglio delParlamento: Alessia Mosca (Pd) eBeatrice Lorenzin (Pdl). Con loro gli amici Gianluca Dettori  e Peter Kruger, parleranno delle possibilità e delle modalità concrete di realizzazione di una Banca Nazionale dell’Innovazione qui in Italia. 
    Sarà Gianfranco Fini, presidente della Camera, a introdurre i lavori, ai quali non poteva mancare Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, che modererà una discussione intorno agli spunti del discorso di Edmund Phelps, insieme a Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei deputati, Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino, Irene Tinagli, docente all’Università Carlos III di Madrid, Enrico Letta, vicesegretario del Pd,Corrado Passera, AD di Banca Intesa, e Franco Bernabè, AD di Telecom Italia.

    Sarà possibile seguire l’evento in diretta web streaming, oltre che sul live twitting, con l' hashtag #rifarelitalia, in cui sarà possibile porre delle domande ai partecipanti.
    Per le richieste di adesione, basta scrivere all’indirizzocerimoniale.adesioni@camera.it, indicando il proprio nome con data e ora dell’evento. I posti sono limitati.

    La conferenza inizierà alle 10.30 nella Sala della Regina, ma l’ingresso sarà consentito fino alle 10.15 con documento d’identità alla mano.

    Qui qualche dettaglio in più sulla proposta.

     
  • Francesco Sacco 5:10 pm on February 1, 2011 Permalink  

    Una banca dell’innovazione: una grande proposta… 

    Una_Banca_dell_Innovazione_per_rifare_l_Italia._Lectio_Magistralis_del_Nobel_Edmund_Phelps1

    Il premio Nobel per l’economia Edmund PhelpsPremio Nobel per l’Economia 2006 terrà domani a Roma una lectio magistralis nella quale parlerà della Banca Nazionale dell’Innovazione

    Si tratta di un “Fondo dei fondi”, già sperimentato in Israele, che unisce pubblico e privato in un sistema virtuoso di finanziamenti a startup e imprese ad alto potenziale di sviluppo per il territorio.
    In Italia, infatti, sono disponibili milioni e milioni di euro destinati all’innovazione e provenienti da fondi pubblici, ma l’attuale modello di finanziamento pubblico alle imprese innovatrici sembra superato. Ne serve uno nuovo, più intelligente, veloce ed efficace. 

    La cosa meravigliosa è che questa lezione si terrà all' interno dell’evento “Per rifare l’Italia, la grande sfida dell’innovazione“, organizzato da Working Capital alla Camera dei Deputati.
    Evento realizzato in collaborazione con la Camera dei Deputati, l’Ambasciata Americana in Italia e Wired Italia, Palazzo Montecitorio ospiterà anche le parlamentari che hanno già avanzato una proposta di legge bi-partisan sull’iniziativa, ora al vaglio delParlamento: Alessia Mosca (Pd) eBeatrice Lorenzin (Pdl). Con loro gli amici Gianluca Dettori  e Peter Kruger, parleranno delle possibilità e delle modalità concrete di realizzazione di una Banca Nazionale dell’Innovazione qui in Italia. 
    Sarà Gianfranco Fini, presidente della Camera, a introdurre i lavori, ai quali non poteva mancare Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, che modererà una discussione intorno agli spunti del discorso di Edmund Phelps, insieme a Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei deputati, Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino, Irene Tinagli, docente all’Università Carlos III di Madrid, Enrico Letta, vicesegretario del Pd,Corrado Passera, AD di Banca Intesa, e Franco Bernabè, AD di Telecom Italia.

    Sarà possibile seguire l’evento in diretta web streaming, oltre che sul live twitting, con l' hashtag #rifarelitalia, in cui sarà possibile porre delle domande ai partecipanti.
    Per le richieste di adesione, basta scrivere all’indirizzocerimoniale.adesioni@camera.it, indicando il proprio nome con data e ora dell’evento. I posti sono limitati.

    La conferenza inizierà alle 10.30 nella Sala della Regina, ma l’ingresso sarà consentito fino alle 10.15 con documento d’identità alla mano.

    Qui qualche dettaglio in più sulla proposta.

     
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