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  • Luca De Biase 3:46 pm on March 26, 2012 Permalink  

    La scienza e i media… 

    Atomium Culture e Frankfurter Algemeine Zeitung organizzano a Francoforte un’importante confernza sulla relazione tra scienza e media con l’idea di discutere su come varia la accettabilità dell’innoavazione con il cambiamento dei media.

    Molte domande intorno alla difficoltà delle autorità tradizionali ad affermarsi nel mondo dei media digitali e dei social network. Si nota che la scienza riesce a conquistare attenzione solo quando è presentata in modo divertente, oppure allarmante, oppure come una soluzione ai grandi problemi della società (François Heinderyckx). Il sistema degli incentivi favorisce chi ha impatto, sia a livello di valutazioni all’interno della scienza che a livello di notorietà sui media degli scienziati (Kostantinos Glinos). La risposta in real time da parte del pubblico, qualificato e non qualificato, è la novità: sta cambiando la verifica delle teorie e l’orientamento alla scelta degli scienziati intorno al loro posizionamento pubblico. Sta avvenendo che – in astronomia per esempio – molte scoperte sono realizzate da amatori che usano ottimi strumenti e li comunicano in modo da essere notati da scienziati. Assomiglia al fatto che qualche volta – come nei terremoti – le notizie arrivano prima dal pubblico attivo e poi dai media tradizionali che, casomai, ascoltano e verificano. E i blog scientifici oggi hanno più visitatori dei giornali scientifici in Germania (Alexander Gerber). La sfida è molto grande per il lavoro scientifico – e ovviamente per il lavoro giornalistico – per adattarsi al nuovo contesto mediatico.

    Ma alla fine il problema è che nelle molte bolle di filtri il gioco delle opionioni sta superando di gran lunga la ricerca dei fatti. La scienza e il giornalismo sono accomunati dal fatto che il loro ruolo si salva solo se almeno una parte della società – si spera una parte crescente della società – condivide la consapevolezza che quello che fanno la scienza e il giornalismo, con le dovute differenze, è una forma di ricerca intorno a come stanno le cose, che ha qualità se si conduce in base a un metodo comprensibile, consapevole e accettato.

    Questo è il fondamento della relazione tra scienza e società (come, con le dovute differenze, tra giornalismo e società). Forse la nozione di accettazione non è la migliore. Perché fa pensare alle pubbliche relazioni. Forse è migliore – e più fattuale, più verificabile – la nozione di adozione. Se il lavoro di scienziati e giornalisti, con le dovute differenze, è adottato, allora vuol dire che è accettato attivamente, ma anche e soprattutto reinterpretato e fatto proprio nel sistema di significati da parte del pubblico.

     
  • Luca De Biase 9:25 am on May 20, 2011 Permalink  

    L’innovazione non si insegna. Ma qualcosa la ispira 

    More about La natura della tecnologiaL’innovazione non si insegna. Non c’è una scuola che possa dire all’innovatore come combinare tecnologie esistenti per creare qualcosa di totalmente nuovo. 

    Non esistono le istruzioni per il montaggio di un’innovazione. Ma le componenti esistenti, la storia delle innovazioni precedenti, le lezioni dei fallimenti e dei successi, possono offrire a chi sente di poter contribuire al processo innovativo spunti indispensabili per andare avanti.
    Conoscere la dinamica evolutiva della tecnologia, per esempio approfondendo la teoria proposta da Brian Arthur con il suo fondamentale libro (La natura della tecnologia), garantisce un quadro interpretativo necessario.
    Gli imprenditori non hanno certo bisogno di chi insegni loro a fare gli imprenditori e gli innovatori. Ma hanno bisogno di cibo per la loro mente e di informazioni che li mantengano sull’onda del processo innovativo portato avanti dall’insieme dei molti soggetti che lo realizzano: perché evidentemente il processo non è individuale ma collettivo. Possono trovare ispirazione in informazioni che probabilmente non sono nate per generare innovazioni, ma che solo gli imprenditori sanno riconoscere come soluzione a un problema. E possono trovare notizie su nuove componenti tecnologiche o nuovi filoni di ricerca che rendono possibile quello che prima non lo era.
    Nella complessità evolutiva della tecnologia, però, gli innovatori hanno un compito che nessuno può insegnare. Il loro compito è trovare un senso nel caos e quindi dimostrare che la loro idea è una soluzione per coloro cui viene offerta. Quando riescono, il loro pubblico si stupisce, a sua volta ispirato: è questo, in un certo senso, l’incanto dell’innovazione.
     
  • Luca De Biase 12:02 pm on June 17, 2010 Permalink  

    Ibm naturale 

    Dicono all’Ibm che il progetto Watson serve ad arrivare a un computer che sa rispondere alle domande poste in linguaggio naturale.

    La sfida è sempre bella. Ma non si può dire che sia la prima volta che si pone… Evidentemente è una questione di capacità di calcolo enorme e di intelligenza di software ancora più grande. Vedremo.

    (Watson è il nome del leggendario leader della Ibm del passato: quello del quale si dice abbia detto che al mondo si poteva prevedere che ci sarebbe stato bisogno di cinque o sei computer… Pare sia una leggenda metropolitana, per fortuna).

     
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