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  • Stefano Quintarelli 3:34 pm on February 17, 2017 Permalink  

    Zuckerberg Cut a Line About Monitoring ‘Private Channels’ (with AI) From His Facebook Manifesto 

    Archivio di tutti i clip: clips.quintarelli.it (Notebook di Evernote).



    Zuckerberg Cut a Line About Monitoring ‘Private Channels’ From His Facebook Manifesto



    Photo: AP

    On Thursday, Mark Zuckerberg published an updated founder’s letter for Facebook, his first since the company went public in 2012. Largely summarizing the CEO’s previous comments, the sweeping manifesto was newsworthy while containing little news. In at least one version of the text, however, Zuckerberg wrote about using artificial intelligence for online surveillance—a line stricken from the final draft.

    As first discovered by Mashable and reportedly confirmed by Facebook, the letter originally suggested using AI to monitor terrorists’ private messages. The passage, which appeared in a version of the letter sent to news organizations before Thursday’s announcement, was published by the Associated Press before it, too, removed the statement:

    The long term promise of AI is that in addition to identifying risks more quickly and accurately than would have already happened, it may also identify risks that nobody would have flagged at all — including terrorists planning attacks using private channels, people bullying someone too afraid to report it themselves, and other issues both local and global. It will take many years to develop these systems.

    According to Mashable, a Facebook spokesperson said the line was ultimately “revised.” In the AP’s updated story, the following quote took its place:

    Looking ahead, one of our greatest opportunities to keep people safe is building artificial intelligence to understand more quickly and accurately what is happening across our community

    It’s unclear why Zuckerberg removed the statement, but the letter’s other comments on security offer some clues. In one section, it states that keeping Facebook safe “does not require compromising privacy.”

    “As we discuss keeping our community safe, it is important to emphasize that part of keeping people safe is protecting individual security and liberty,” wrote Zuckerberg. “We are strong advocates of encryption and have built it into the largest messaging platforms in the world—WhatsApp and Messenger.”

    Simultaneously advocating for encrypted communication and the surveillance of private messages presents an obvious contradiction. It’s possible that Zuckerberg’s commitment to the former ultimately outweighed his speculative interest in the latter.

    As life becomes increasingly digitized, maintaining a proper balance between privacy and security will require difficult choices. Many of those decisions will be made by people like Mark Zuckerberg. Hopefully, the convictions of the Facebook founder and others like him will be more steadfast by then.

    [Mashable]

    The post Zuckerberg Cut a Line About Monitoring ‘Private Channels’ (with AI) From His Facebook Manifesto appeared first on Quinta’s weblog.

     
  • Stefano Quintarelli 9:31 am on July 24, 2015 Permalink  

    Tecnolaw. ‘Wikimedia è un hosting provider’, sentenza del Tribunale di Roma 

    Wikimedia Foundation “può essere qualificata, secondo quanto indicato dalla normativa di origine comunitaria, quale hosting provider nella gestione dell’enciclopedia online Wikipedia, da cui consegue, secondo i principi generali sanciti dalla predetta normativa, una generale esenzione di responsabilità del gestore, il quale si limita ad offrire ospitalità sui propri server ad informazioni fornite dal pubblico degli utenti”. È quanto si legge nella sentenza del 10 luglio scorso della Prima sezione civile del Tribunale di Roma.

    Il giudice monocratico Damiana Colla ha dovuto pronunciarsi su una querela presentata dal Movimento Italiano Genitori (Moige) con una richiesta di risarcimento danni per diffamazione. In sostanza, la Onlus lamentava la presenza di “informazioni inesatte” sulla pagina ad essa dedicata, nella quale figuravano anche passaggi dai quali emergeva nel complesso un’immagine negativa dell’associazione. Il Moige, si legge nella sentenza, “ha infine evidenziato di avere invano inoltrato alla convenuta richieste scritte e diffide, nonchè tentato di effettuare, sia prima che dopo l’instaurazione del giudizio, la procedura di modifica della pagina in contestazione secondo quanto previsto dal sito stesso dell’enciclopedia, il tutto senza l’esito auspicato ed il conseguente blocco dell’account degli utenti che avevano proceduto in tal senso per conto del Moige”.

     

    Per il Tribunale “occorre premettere che la convenuta, in quanto soggetto stabilito al di fuori dello spazio economico europeo (società avente sede in California), non risulta direttamente soggetta alle disposizioni del decreto legislativo n. 70/2003, espressamente riservate, ai sensi dell’art. 2 lett. c), ai soli servizi prestati da soggetti stabiliti in paesi UE, sebbene tali disposizioni – costituendo un sistema organico di norme volte a disciplinare nel nostro ordinamento i rapporti conseguenti alla libera circolazione dei servizi della società dell’informazione – possano essere considerate quali principi regolatori della materia al fine di valutare se la condotta della parte convenuta, pur esaminata sotto il profilo della normativa interna, possa o meno configurare un illecito diffamatorio”.

     

    Wikimedia, qualificata come hosting provider, è dunque chiamata a rispondere degli illeciti commessi sulle pagine dell’enciclopedia “solo qualora, non appena a conoscenza di tali fatti su espressa comunicazione delle autorità competenti, non si attivi per rimuovere le informazioni illecite o per disabilitarne l’accesso, come previsto dall’art. 17, terzo comma, d.lgs. n. 70/2003, secondo il quale il provider è civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui, richiesto dall’autorità giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non ha agito prontamente per impedire l’accesso a detto contenuto, in tal modo risultando il provider sollevato, secondo la normativa europea, dall’obbligo di controllo”.

    “Estremamente chiara, oltre che confermata dalla documentazione allegata – prosegue la sentenza – risulta infatti la descrizione delle modalità operative di Wikipedia, enciclopedia online dal conten

    via http://www.key4biz.it

     
  • Stefano Quintarelli 7:43 pm on April 29, 2014 Permalink  

    Fifty Years of BASIC, the Programming Language That Made Computers Personal | TIME.com 

    Invented by John G. Kemeny and Thomas E. Kurtz of Dartmouth College in Hanover, New Hampshire, BASIC was first successfully used to run programs on the school’s General Electric computer system 50 years ago this week–at 4 a.m. on May 1, 1964, to be precise.

    The two math professors deeply believed that computer literacy would be essential in the years to come, and designed the language–its name stood for “Beginner’s All-Purpose Symbolic Instruction Code”–to be as approachable as possible. It worked: at first at Dartmouth, then at other schools.

    via time.com

     
  • Stefano Quintarelli 10:59 am on October 16, 2013 Permalink  

    In memoria di Marco Zamperini 

    Si, lo sappiamo. Questo sito non è aggiornato. All’inizio producevamo articoli che distribuivamo in vari modi; poi abbiamo mantenuto un sito, poi ci siamo concentrati nella partecipazione a convegni e seminari.

    Ma un altro post va aggiunto, per ricordare il nostro amico fraterno e collega Marco Zamperini.

    Per tutti coloro che si occupano di innovazione e di internet, Marco era un amico e un simbolo di come dovrebbe essere l’innovazione nel nostro Paese: competente, appassionata, accessibile, sorridente.

    Dal 1990 Zamperini ha avuto una importante carriera, ricca di successi in Etnoteam, in Value Team e NTT DATA Italia, dove è stato prima Chief Technology Officer e poi Chief Innovation Officer.

    Marco è stato uno dei più importanti ed attivi divulgatori dell’innovazione del nostro Paese, teso a far appassionare i più giovani alla tecnologia, per rendere migliore il loro futuro.

    Univa alla grande competenza tecnica una straordinaria carica di simpatia e di umanità: ci metteva passione, cuore, acume e ironia, doti che lo rendevano davvero unico.

    Il nostro dolore è per la scomparsa di un grande Amico; anche per questo vogliamo esprimere concretamente la vicinanza alle figlie Blanca e Rebecca ed alla moglie Paola.

    Ciao, Marco.

     
  • Stefano Quintarelli 7:54 pm on September 19, 2012 Permalink  

    Ancora reazioni alla proposta ETNO.. 

    David A. Gross – Wikipedia, the free encyclopedia.

    David A. Gross is a lawyer and former U.S. Coordinator for International Communications and Information Policy…

    The 2012 World Conference On International Telecommunications: Another Brewing Storm Over Potential UN Regulation Of The Internet – The Latest Legal Features, Research and Legal Profiles – Who’s Who Legal.

    Ambassador David A Gross and Ethan Lucarelli of Wiley Rein LLP consider
    the possible effects of the renegotiated UN International
    Telecommunication Regulations…

    …because of the implicit attacks on established mechanisms of internet governance, the WCIT has the potential to destabilise and politicise standardisation processes and the management of the internet architecture in a way that could also hinder innovation and efficiency.

     
  • Stefano Quintarelli 10:59 am on March 26, 2010 Permalink  

    Riflessione su economia dell’abbondanza e sistemi di pagamento 

    i sistemi di pagamento tradizionali sono funzionali all’economia della scarsità connaturata nei beni fisici e caratterizzata da rendimenti decrescenti e limiti di ottimo paretiano; ne consegue che una caratteristica fondamentale dei sistemi transazionali sia la necessità di sanzionare comportamenti reprobi._

    nel mondo immateriale le regole sono diverse, i rendimenti possono essere crescenti come mostrato da Brian Arthur; l’economia non ha una scarsita’ intrinseca ma e’ una economia dell’abbondanza alla quale stiamo tentando di applicare, con poco successo, i sistemi transazionali tipici dell’economia della scarsità.

    partendo da cosiderazioni pragmatiche su disponibilità e modalità d’uso dei “neobeni” (beni informativi abilitati dalla tecnologia), descrivo un possibile nuovo sistema transazionale, per i beni digitali, che non si basa sulla sanzione dei comportamenti reprobi ma anzi sulla valorizzazione dei comportamenti virtuosi.

    Scarica 2010.03.19 la fine della distribuzione aggregata (pdf)

    vi invito a leggere l’allegato e a riconsiderare, sotto questa chiave interpretativa, l’esperienza di iTunes Music Store (che non e’ che abbia fatto sparire la musica dai circuiti P2P, ma ha aiutato l’industria a immaginare e trovare altre forme di remunerazione)

     
  • Stefano Quintarelli 11:59 pm on March 25, 2010 Permalink  

    Riflessione su economia dell’abbondanza e sistemi di pagamento 

    i sistemi di pagamento tradizionali sono funzionali all’economia della scarsità connaturata nei beni fisici e caratterizzata da rendimenti decrescenti e limiti di ottimo paretiano; ne consegue che una caratteristica fondamentale dei sistemi transazionali sia la necessità di sanzionare comportamenti reprobi._

    nel mondo immateriale le regole sono diverse, i rendimenti possono essere crescenti come mostrato da Brian Arthur; l’economia non ha una scarsita’ intrinseca ma e’ una economia dell’abbondanza alla quale stiamo tentando di applicare, con poco successo, i sistemi transazionali tipici dell’economia della scarsità.

    partendo da cosiderazioni pragmatiche su disponibilità e modalità d’uso dei “neobeni” (beni informativi abilitati dalla tecnologia), descrivo un possibile nuovo sistema transazionale, per i beni digitali, che non si basa sulla sanzione dei comportamenti reprobi ma anzi sulla valorizzazione dei comportamenti virtuosi.

    Scarica 2010.03.19 la fine della distribuzione aggregata (pdf)

    vi invito a leggere l’allegato e a riconsiderare, sotto questa chiave interpretativa, l’esperienza di iTunes Music Store (che non e’ che abbia fatto sparire la musica dai circuiti P2P, ma ha aiutato l’industria a immaginare e trovare altre forme di remunerazione)

     
  • Stefano Quintarelli 2:18 pm on March 8, 2010 Permalink  

    PayPal, Google ed Equifax lanciano lo Open Identity Exchange 

    PayPal, Google and Equifax back launch of Open Identity Exchange.

    PayPal, Google and Equifax back launch of Open Identity Exchange

    Google, Paypal, and Equifax are the first three identity providers
    certified by OIX to issue digital identity credentials that will be
    accepted for privacy-protected registration and login at US government
    websites. Verizon is currently in the certification process and is
    expected to be completed shortly.

    It’s what the world’s been waiting for. The creation of a workable
    federated identity standard will provide a major boost to the digital
    economy. But let’s not get too excited. Don’t forget, we’ve all been
    here before. The last great hope was the Liberty Alliance, a similar
    vendor-sponsored initiative that floundered under the weight of its own
    technical specifications. OIX has US Government support, which helps.
    But the real breakthrough will come at the user end. Create a simple,
    consumer-friendly standard that is open, easily accessible and
    comprehensible to all and they will come.

    Questa e’ una cosa potenzialmente rilevantissima._

    In passato Microsoft aveva lanciato un sistema di single sign on chiamato Passport sul quale ha fatto marcia indietro rispetto agli obiettivi iniziali, su pressione dei garanti dell privacy europei che avevano richiesto per l’appunto un ambiente federato, sul modello della Liberty Alliance.

    Io sono sempre scettico sui sistemi di single sign on o simili;  voglio una credenziale diversa per ogni servizio; tutto sommato, pero’, capisco che per la massa degli utenti, possa risultare comodo e d’altro canto, non si puo’ pretendere di educare tutti ad un tale grado di sensibilità circa la security.

    Immagino che, oggi come allora, i garanti della privacy europei vorranno vederci chiaro.

     
  • Stefano Quintarelli 8:43 am on February 28, 2010 Permalink  

    Ideali contrastanti tra EU ed USA secondo il New York Times 

    When American and European Ideas of Privacy Collide – NYTimes.com.

    ….But in a deeper sense, it called attention to the profound European
    commitment to privacy, one that threatens the American conception of
    free expression and could restrict the flow of information on the
    Internet to everyone….
    “The framework in Europe is of privacy as a human-dignity right,” said
    Nicole Wong, a lawyer with the company. “As enforced in the U.S., it’s a
    consumer-protection right.” …

    “For many purposes, the European Union is
    today the effective sovereign of global privacy law,” Jack Goldsmith and
    Tim Wu wrote in their book “Who Controls the Internet?” in 2006.  ….
    Article 8 of the European Convention on Human Rights says, “Everyone has
    the right to respect for his private and family life, his home and his
    correspondence.” The First Amendment’s distant cousin comes later, in
    Article 10. ….

    “The privacy protections we see reflected in modern European law are a
    response to the Gestapo and the Stasi,” Professor Cate said, …..“We haven’t really lived through that in the United States,”
    he said._

    American experience has been entirely different, said Lee Levine, a
    Washington lawyer who has taught media law in America and France. “So
    much of the revolution that created our legal system was a reaction to
    excesses of government in areas of press and speech,” he said.

    The word privacy does not appear in the Constitution,…European courts, by contrast, have Article 8….
    “Europeans are likely to privilege privacy protection over both
    economic efficiency and speech,” Susan P. Crawford, who teaches Internet
    law at the University of
    Michigan
    , ….

    “Google is digitizing the world and expecting the world to conform to Google’s norms and conduct,” said Siva Vaidhyanathan, who teaches media studies and law at the University of Virginia. “That’s a terribly naïve view of privacy and responsibility.”

     
  • Stefano Quintarelli 11:02 pm on February 27, 2010 Permalink  

    Da leggere: Financial Times: is Google now a monopoly ? 

    Tutto l’articolo e’ da leggere
    L’ultimo paragrafo e’ una stroncatura delle reazioni eccessive di Google alla giustizia Europea e in primo luogo italiana.

    E si che il FInancial Times e’ inglese e non italiano…_

    FT.com / Columnists / Christopher Caldwell – Is Google now a monopoly?.

    Google has cast attempts to regulate it as assaults on fundamental freedoms. Its search engineer Amit Singhal asked on the company’s blog this week “whether regulators should look into dictating how search engines like Google conduct their ranking” and discussed the unfolding debate over “government-regulated search”. Terms like “dictating” and “government-regulated” reflect a certain US provinciality, a deafness to measures of corporate responsibility other than libertarianism. Recently, Google has been wrong-footed by Germans’ reluctance to have street-level photographs of their houses and yards posted on Google’s maps. This week, Google said it was “astonished” when an Italian court ruled against its executives for not taking down quickly enough a video of an autistic child being harassed by teenagers. The US ambassador to Italy defended Google by noting that secretary of state Hillary Clinton has said that “a free internet is an inalienable human right”. Such attitudes have the ring of 1990s web utopianism to them. They are in for a re-examination.

     
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