Sentenza Google Vividown: tanto rumore “cercato” per nulla, ma proprio nulla eh 

Ho finalmente trovato il tempo per leggere le 111 pagine della sentenza del Tribunale di Milano nel caso Google/Vividown e francamente rimango abbastanza sconfortato, precedentemente commentando il dispositivo e riservandomi ovviamente di esprimere un’opinione definitiva una volta che fossero pubblicate le motivazioni avevo scritto, tra le altre cose:

Escludendo, infatti – come voglio ben sperare – che tutto si riduca al fatto che nelle condizioni generali di Google non c’era o era carente l’informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video – considerato che vi erano dati sensibili – perchè se così fosse saremmo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati) …

E’ invece proprio questo, miseramente questo, il punto di diritto sulla base del quale i dirigenti di Google sono stati condannati per illecito trattamento di dati personali. Roba da far cadere le braccia … Tra l’altro, nel successivo punto inerente l’ipotesi di reato di concorso in diffamazione per il quale c’è invece un’assoluzione piena a pag. 104 della sentenza si legge: “in altre parole anche se l’informativa sulla privacy fosse stata data in modo chiaro e comprensibile all’utente, non può certamente escludersi che l’utente medesimo non avrebbe caricato il file video incriminato …” ma allora di cosa stiamo parlando ?!?!

“Tanto rumore per nulla” aggiunge infine il giudice, citando Shakespeare, in una inusuale chiosa conclusiva rivolta al pubblico, alla sua audience! Sì vero, tanto rumore CERCATO per nulla, ma proprio nulla eh …

Di diritto c’è ben poco altro nella sentenza, di considerazioni in libertà e vere e proprie perle da commentare ce ne sono invece anche troppe, forse ci tornerò sopra, o forse no … sono stanco vado a letto, click._