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  • pierani 3:26 pm on June 1, 2010 Permalink  

    Penetrazione Internet negli over 55 e gerontocrazia istituzionale: due macigni per la crescita del Paese 

    Si discute molto ovviamente in questi giorni della manovra che metterà a posto auspicabilmente i nostri conti pubblici, non si discute altrettanto, invece, di strategie per la crescita del Paese.

    Martedì scorso allo IAB Forum a Roma, ho ascoltato un Viceministro Romani molto ispirato, tanto da iniziare il suo speech citando Obama e accomunando il piano di sviluppo statunitense per la banda larga ”Connecting America” al nostro progetto “Italia Digitale” !

    Hanno fatto seguito altre dichiarazioni  importanti e assolutamente condivisibili, come il ribadire con convinzione che l’investimento nella banda larga e nel digitale è un investimento anticiclico (e che quindi andrebbe messo in campo subito in un momento di crisi) e che le cosiddette aree di fallimento di mercato (così definite dall’ex monopolista) sono in realtà, nella pratica, tutte da verificare.

    Come ho avuto modo di dire in quella sede nell’ambito della successiva tavola rotonda Comunicazione digitale come motore per la crescita del Sistema Paese (per chi ama il genere il video è visibile qui) l’ottimismo del Viceministro farebbe ben sperare, se non che l’unico dato di fatto concreto ed evidente sotto gli occhi di tutti è che fino ad ora abbiamo semplicemente perso del grosso tempo.

    Nella slide qui sopra, presentata sempre allo IAB Forum dal Presidente Roberto Binaghi, è evidenziato uno spaccato europeo della penetrazione di Internet tra gli over 55, con l’Olanda al top al 67%, la media dell’Europa (a 15 Paesi) al 36 % e l’Italia al 16 % … vicino a Cipro. Se incrociamo questi dati con un’altra caratterictica tipicamente italiana, ovvero la gerontocrazia istituzionale ma, per altri versi, anche delle aziende  probabilmente troviamo una spiegazione strutturale all’inerzia taliana ad investire nella banda larga e a dotare finalmente il Paese di una nuova rete in fibra ottica. Sono, infatti, sicuramente gli over 55 che prendono decisioni istituzionali e aziendali strategiche nel nostro Paese e sono persone che non avendo dimestichezza con lo strumento Internet e con il mondo digitale fanno più difficoltà a puntare su questo, nonostante le evidenze economiche:

    Banda Larga Italia: investi 13 e ottieni 438 miliardi – IctBusiness.it. Considerando un’ipotesi intermedia, ovvero un investimento di 13,3 miliardi di euro per una rete FTTH / P2P con copertura del 50% della popolazione, l’effetto diretto sul PIL viene stimato in circa 17,4 miliardi di euro in 10 anni, con un impatto sull’occupazione stimato in 248.121 unità lavorative ed effetti indiretti sull’economia compresi in una forchetta che va da circa 50 a 420 miliardi di euro

     Una cosa è certa, il nostro Paese è destinato, per motivi demografici, ad essere sempre più vecchio, se non riusciremo a vincere questa battaglia, che è soprattutto di coinvolgimento culturale, nei confronti delle nostre leadership, oltre che più vecchi saremo tutti inevitabilmente anche più poveri ._

     
  • pierani 9:40 am on April 9, 2010 Permalink  

    Consumatori Diritti e Mercato: focus su Internet 

    Segnalo il n. 1/2010 del quadrimestrale di Altroconsumo “Consumatori Diritti e Mercato” con un bel focus su Internet che ospita articoli su net neutrality, online privacy, online behavioural advertising etc etc. 

    Preciso che quanto espresso in ogni singolo pezzo non coincide necessariamente con il punto di vista di Altroconsumo, la rivista serve infatti proprio a promuovere il dibattito e la conoscenza delle problematiche che interessano i cittadini consumatori anche presentando punti di vista differenti._

    Di seguito, clickando sui link, trovate le sintesi degli articoli del Focus, per alcuni in pdf c’è anche la versione integrale, buona lettura !

    Editoriale

    Francesco Silva – Università degli Studi di Milano Bicocca

    I grandi motori della recente trasformazione, che investe i modi di lavorare, di consumare e di comunicare sono la tecnologia digitale, Internet e, infine, Google, che hanno già modificato la percezione e l’uso di categorie fondamentali su cui fino a oggi si sono basati i comportamenti delle persone e le società: il tempo, lo spazio e lo scambio (di informazioni, oggetti ed emozioni).
    In questo numero di CDM, come in quelli successivi, parleremo dei mutamenti in atto nei modelli di consumo e nei comportamenti dei consumatori.

     Internet e neutralità della rete

    Innocenzo Genna – giurista, esperto di regolamentazione nel settore delle comunicazioni elettroniche

    Il tema della Net Neutrality sconta miti ed incomprensioni sul funzionamento della rete Internet e, in particolare, la scarsa conoscenza delle pratiche di network management, le relative finalità ed effetti. Una più attenta analisi di tali pratiche può indirizzare il dibattito verso una dimensione costruttiva ed aiutare a distinguere i comportamenti delle telco utili o necessari per il miglior funzionamento della rete Internet da quelli che possono presentare profili di illiceità per gli utenti o effetti escludenti verso altri operatori.

     Internet e social network: alcune psicopatologie

    Viviana Di Giovinazzo – Università degli Studi di Milano-Bicocca

    I nuovi strumenti di comunicazione rappresentano un indubbio progresso. Fonte e veicolo di informazioni, essi ampliano l’accesso a elementi utili alla scelta dei prodotti, anche se non sempre la agevolano. Nel caso di Internet, a un aumento dell’offerta non segue necessariamente un aumento, bensì una diminuzione dell’utilità del consumatore, intesa come livello di benessere percepito.

     Google: i sistemi “aperti” sono vincenti

    Jonathan Rosenberg – Google

    Noi di Google crediamo che i sistemi aperti siano vincenti. Offrono maggiore innovazione, valore e libertà di scelta ai consumatori e permettono di creare un ecosistema dinamico, redditizio e competitivo per le aziende.

     Privacy: un concetto superato?

    Emilie Barrau – Beuc
    Sintesi a cura di Luisa Crisigiovanni

    Sono in molti a pensare che il concetto di privacy su Internet sia da ritenersi superato. Studi recenti dimostrano al contrario che i consumatori europei – inclusi i giovani – prestano molta attenzione alla propria privacy sulla rete: l’82% dei giovani è particolarmente preoccupato del fatto che i propri dati vengano utilizzati senza che loro ne siano a conoscenza, il 75% che la propria identità sia ricostruita utilizzando informazioni prese da differenti fonti e il 69% che i propri comportamenti siano distorti.

     Online advertising winning and empowering consumers

    Kimon Zorbas – IAB Europe
    Sintesi a cura di Marco Pierani

    In questo articolo si ospita il punto di vista dell’industria dell’Internet advertising estremamente favorevole allo sviluppo delle nuove tecniche di Online Behavioural Advertising. La pubblicità su internet permette al consumatore di accedere a informazioni relative a prodotti e servizi globali fornendo la possibilità di scelte più ampie rispetto a quanto successo in passato.

     Continuavano a chiamarlo “equo compenso”

    Marco Pierani – Altroconsumo
    Marco Bulfon – Altroconsumo

    L’allargamento a tutti i dispositivi dotati di memoria del prelievo da parte della Siae – precedentemente applicabile ai soli cd, dvd vergini e masterizzatori – coniuga gli aspetti tipici della vessazione del consumatore e dell’intralcio allo sviluppo delle tecnologie e del mercato dei contenuti digitali. Nell’articolo si spiega perché quella introdotta da un decreto che guarda al futuro con gli occhi del passato è una nuova tassa iniqua e un aiuto di Stato.

     Internet, il mercato, i consumatori e le regole

    Guido Scorza – Avvocato, Università degli Studi di Bologna, Università Luiss

    Le attuali regole del diritto d’autore, dell’editoria e, più in generale, dell’informazione mostrano una sostanziale inadeguatezza rispetto al mutato contesto tecnologico, ma anche sociale ed economico determinato dalla rivoluzione digitale. Vi è, tuttavia, una forte resistenza al ripensamento di tali discipline giuridiche, vissute come l’ultimo baluardo per continuare a imporre vecchi modelli di business.

    Banda larga: su tecnologia e innovazione si gioca il futuro del Paese

    Antonello Busetto – Confindustria

    Consumatori in cifre è una rubrica che propone un’analisi dei dati relativi a diversi mercati complessi, fornendone un’interpretazione utile a informare correttamente i consumatori.

     
  • pierani 11:20 am on February 19, 2010 Permalink  

    Cambiare operatore telefonico: dal gioco del Monopoli delle tlc a quello dei telefoni senza filo (update) 

    Altroconsumo torna a sollecitare l’Agcom sul pin della discordia  in modo che, in vista della sua imminente entrata in vigore il prossimo 1 marzo, si eviti almeno di penalizzare oltremodo la libertà di scelta degli utenti e di bloccare la concorrenza nel mercato della telefonia fissa. 

    In che cosa consiste?
    Entra infatti in vigore la nuova procedura per trasferire il proprio numero da un operatore telefonico a un altro: la Delibera prevede che l’utente debba richiedere al vecchio operatore un numero di codice; numero che poi dovrà comunicare al nuovo operatore per rendere operativo il passaggio. Il rischio è che il codice segreto, lungi dall’essere una valida misura per contrastare il fenomeno dei servizi non richiesti (motivo per cui è stato introdotto), diventi uno strumento utilizzato dagli operatori per impedire o rendere estremamente complicato il passaggio dei loro clienti verso un altro operatore.

    Trovate qui la lettera inviata ieri al Garante. C’è ancora margine per evitare l’asssurdo passaggio dal gioco del Monopoli delle tlc a quello dei telefoni senza filo, l’Autorità può impedire che gli operatori donating utilizzino strumentalmente il nuovo pin per porre in essere azioni ostruzionistiche volte ad ostacolare il trasferimento delle utenze verso altri operatori attraverso due accorgimenti:

    a) il consumatore deve essere considerato proprietario del pin stesso;

    b) l’operatore non deve poter cambiare il pin ogni 15 giorni (motivando eventualmente la cosa per questioni di sicurezza), in tal modo il consumatore sarebbe infatti costretto a contattare il call center dell’operatore che vuole lasciare per richiedere il pin “aggiornato” e sarebbe quindi sottoposto a molto probabili operazioni di retention.

    In realtà sarebbe stato molto meglio introdurre un soggetto terzo e imparziale (poteva anche farlo l’Agcom) che al momento del passaggio da un operatore all’altro contattasse il consumatore per verificare la sua effettiva volontà di switching, ma questa partita purtroppo sembra ormai essere persa ._

     
  • pierani 10:26 pm on February 12, 2010 Permalink  

    In Rete non tutto è lecito: sono assolutamente d’accordo con FAPAV 

    Come scrivevo qualche giorno fa in merito al caso FAPAV vs Telecom:

    A volte si promuove una causa e poi in giudizio si è invece costretti a difendersi, a volte si entra in un Tribunale civile e si finisce in Procura, sono cose che capitano, questo potrebbe essere il caso di FAPAV anche perchè delle due l’una, o nei suoi atti ha dichiarato il falso, e vabbè capita se mossi dal sacro ardore della tutela dei diritti ! oppure, e questo sarebbe più grave, ha detto il vero…

    Purtroppo non si è ancora completamente svelato l’arcano, l’impressione è che siamo solo alle prime schermaglie, nel frattempo il Garante Privacy è intervenuto nel giudizio e si sta interessando della questione  anche Altroconsumo gli aveva chiesto di farlo  e, proprio nella risposta inviata alla richiesta di chiarimenti del Garante pare che Fapav abbia già cominciato a calare le braghe, almeno sull’aspetto che, se confermato, sarebbe stato il più grave, si legge qui, infatti, tra le altre cose, che

     FAPAV non ha ottenuto e non può ottenere alcuna corrispondenza tra le URL delle pagine web citate e l’attività telematica degli internauti italiani, poiché soltanto l’ISP può fornire questo tipo di informazioni circa l’attività dei suoi abbonati.

    Ora, a parte che neanche gli ISP sono legittimati a farlo e che chiunque avesse dati di questo genere non potrebbe che averli ottenuti attraverso comportamenti gravemente illeciti e sanzionabili penalmente, resta il fatto che, da quanto riportavano i giornali, nel ricorso presentato al Tribunale FAPAV asseriva di conoscere anche su quali siti avevano navigato gli utenti monitorati, vabbè FAPAV ci dice adesso che era tutto uno scherzo, sarebbe però utile che il Garante confermasse che di scherzo si tratta e che nessuno ha violato il domicilio informatico di numerosissimi utenti e inserito malware nei loro pc. Attendiamo fiduciosi di avere una tale conferma._

    C’è poi un altro aspetto, meno grave forse, ma mica tanto, quello dell”‘investigazione”, vogliamo chiamarla così ? sul p2p:

    a quanto consta, alcuni associati FAPAV hanno fatto ricorso ad una società specializzata nella protezione dei diritti d’autore, incaricata di fornire statistiche dei download a partire dai cosiddetti “fake” (o “files decoy”, file che contengono il trailer di un film ripetuto in serie) diffusi da territorio straniero nelle reti peer-to-peer per simulare i file di opere protette dal diritto d’autore. Lo strumento utilizzato altro non è che una versione del software open source eMule,  modificato in modo da visualizzare la ripartizione dei download per ISP.

    Non mi dilungo su questo punto e rinvio ai primi commenti di Stefano Quintarelli, mi limito ad aggiungere che anche qui vorrei essere confortato dal Garante al più presto sul fatto che non ci sia stata alcuna violazione dei dati personali degli utenti perchè, insomma, su questa fantomatica istantanea anonimizzazione degli IP attraverso un procedimento rapido ed immediato  allo stato mantengo, come dire, qualche piccolo scetticismo.

    Critico da tempo la politica delle major e ancora di più le Istituzioni che si appiattiscono su di essa, ma non sono un fan del p2p, non mi sono mai appassionato alle sorti di Pirate Bay è, infatti, oltremodo triste che non si sia ancora trovata una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete, se andiamo avanti di questo passo però rischiamo di giocarci qualcosa di più e di più grave. C’è, infatti, un problema di fondo in tutta questa storia di FAPAV che va alla base del principio di legalità, quandanche hai subito un danno, un torto, o perlomeno pensi che questo sia il caso, comunque non puoi pretendere di fare valere i tuoi diritti attraverso prove raccolte in maniera illecita e se lo fai devi essere punito severamente, questo a tutela della stabilità dell’Ordinamento.

    In un comunicato di oggi FAPAV tra le altre cose asserisce:

    Le infondate supposizioni  del Garante della privacy e il clamore che ne è conseguito  appaiono costituire un oggettivo incoraggiamento al fenomeno della pirateria – che costituisce un reato – e a rafforzare l’errato convincimento che sulla rete tutto è lecito, perché l’impunità per le eventuali malefatte è garantita dalla legge sulla privacy.

    Condivido una cosa: è assolutamente errato il convincimento che in Rete tutto sia lecito e da quanto è emerso finora sembra proprio che FAPAV dovrebbe riflettere intensamente su questa verità anche e soprattutto per quanto riguarda i suoi stessi comportamenti.

     
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