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  • pierani 12:17 am on April 14, 2010 Permalink  

    Sentenza Google Vividown: tanto rumore “cercato” per nulla, ma proprio nulla eh 

    Ho finalmente trovato il tempo per leggere le 111 pagine della sentenza del Tribunale di Milano nel caso Google/Vividown e francamente rimango abbastanza sconfortato, precedentemente commentando il dispositivo e riservandomi ovviamente di esprimere un’opinione definitiva una volta che fossero pubblicate le motivazioni avevo scritto, tra le altre cose:

    Escludendo, infatti – come voglio ben sperare – che tutto si riduca al fatto che nelle condizioni generali di Google non c’era o era carente l’informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video – considerato che vi erano dati sensibili – perchè se così fosse saremmo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati) …

    E’ invece proprio questo, miseramente questo, il punto di diritto sulla base del quale i dirigenti di Google sono stati condannati per illecito trattamento di dati personali. Roba da far cadere le braccia … Tra l’altro, nel successivo punto inerente l’ipotesi di reato di concorso in diffamazione per il quale c’è invece un’assoluzione piena a pag. 104 della sentenza si legge: “in altre parole anche se l’informativa sulla privacy fosse stata data in modo chiaro e comprensibile all’utente, non può certamente escludersi che l’utente medesimo non avrebbe caricato il file video incriminato …” ma allora di cosa stiamo parlando ?!?!

    “Tanto rumore per nulla” aggiunge infine il giudice, citando Shakespeare, in una inusuale chiosa conclusiva rivolta al pubblico, alla sua audience! Sì vero, tanto rumore CERCATO per nulla, ma proprio nulla eh …

    Di diritto c’è ben poco altro nella sentenza, di considerazioni in libertà e vere e proprie perle da commentare ce ne sono invece anche troppe, forse ci tornerò sopra, o forse no … sono stanco vado a letto, click._

     
  • pierani 12:28 am on February 25, 2010 Permalink  

    Vividown vs Google – ribadisco: la Rete non deve diventare una televisione 

    Torno sulla sentenza di cui ieri si è discusso molto e non solo in Rete, tra gli altri ho letto i commenti di De Biase  Mantellini Stefano con più post  e Guido .

    Nel mio precedente post avevo scritto che 

    Bisognerà leggere le motivazioni certo, ma l’impressione è che stia crollando di fatto la tenuta della direttiva 200/31/CE sul commercio elettronico e si rischia di introdurre per via giudiziaria una sorta di responsabilità oggettiva degli intermediari della Rete.

    Ora, se è pur vero che, come ormai appare accertato, la condanna verte sull’illecito trattamento di dati personali e non direttamente sulla responsabilità dell’intermediario alla fine il primo aspetto si riverbera sul secondo e quindi penso sia opportuno ribadire che la Rete non deve diventare una televisione.

    Escludendo, infatti – come voglio ben sperare – che tutto si riduca al fatto che nelle condizioni generali di Google non c’era o era carente l’informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video – considerato che vi erano dati sensibili – perchè se così fosse saremmo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati), rimane l’ipotesi che la responsabilità di Google derivi dalla omessa richiesta di autorizzazione al Garante.

    Questo non può dunque che riportarci direttamente all’ipotesi che il tribunale di Milano abbia di fatto interpretato l’assenza di obbligo di vigilanza in capo agli intermediari prevista dalla normativa sul commercio elettronico in modo peculiare, in quanto è di fatto impossibile per un ugc provider valutare l’eventuale sussitenza di dati sensibili nei video caricati dagli utenti.

    In realtà rimane un’ultima possibilità, e cioè che il Tribunale abbia accertato che Google non ha effettuato il take down in tempi adeguati, se è su questo che si basa la condanna non avrei nulla da accepire, per questo attendiamo le motivazioni ._

    PS: non ho mai scritto finora che considero assolutamente deprecabile l’episodio di bullismo di cui è stato vittima il ragazzo disabile, lo davo per scontato ma è bene non farlo così come è bene focalizzarci sui comportamenti responsabili che tutti noi dovremmo tenere anche in Rete se vogliamo che continui ad essere libera e democratica.

     
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