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  • marco formento 11:13 am on February 21, 2010 Permalink  

    Lost in 3D translation 

    Tendiamo a non pensare al fatto che anche un prodotto editoriale tradizionale viva in un suo infospazio tridimensionale, nel quale viene rappresentato mentalmente dal lettore per essere esperito. Una prova evidente di questo fenomeno è il fatto che l’art director di un giornale si interessa di tutto ciò che riguarda il prodotto, ma non dello spessore (lo z axis).

    Nel tradurre, poi, questi prodotti-esperienze in digitale non dovremmo affrontare il problema dell’esperienza del prodotto come habitat prima che nei suoi dispositivi  di interfaccia?

    ._

    Tagged: 3D, habitat, infospazio, ui, ux

     
  • Gigi Tagliapietra 9:13 pm on February 20, 2010 Permalink  

    Digital Concert Hall 

    Schermata 2010-02-20 a 21.38.52Carlo Boccadoro mi ha fatto vedere cosa stia facendo la Filarmonica di Berlino con il web soprattutto con il progetto di Digital Concert Hall Online e ne abbiamo discusso a lungo.

    Tutti i concerti online con una qualità video e audio stratosferica e una regia da veri professionisti che si vede subito anche solo guardando il tour virtuale, la possibilità di acquistare anche solo un pezzo di un concerto, un abbonamento annuale che costa 150 Euro che dà accesso anche a tutta la produzione dell’anno precedente.

    E poi ovviamente link ai social network usati alla grande (41.000 fan su FacebooK)

    Per gli appassionati di musica un’occasione incredibile perchè i biglietti dei concerti sono spesso introvabili e costosissimi ma per chi si occupa di marketing in rete o di televisione o di innovazione, un bel caso di studio.

    C’è gente nel mondo della musica che vuole fermare l’onda di internet
    con sanzioni e minacce e c’è chi pensa a come approfittarne per
    inventare e offrire nuovi servizi grazie alla rete per allargare la
    propria audience.

    Io credo che, come ha dimostrato Apple, le soluzioni innovative batteranno le soluzioni repressive e soprattutto chi, come la Filarmonica di Berlino, avrà investito tempo e soldi per mettere a punto modelli e meccanismi di offerta in rete, avrà un vantaggio competitivo fortissimo su chi invece è rimasto fermo pensando di fermare l’uragano barricandosi in casa._

     
  • pierani 11:20 am on February 19, 2010 Permalink  

    Cambiare operatore telefonico: dal gioco del Monopoli delle tlc a quello dei telefoni senza filo (update) 

    Altroconsumo torna a sollecitare l’Agcom sul pin della discordia  in modo che, in vista della sua imminente entrata in vigore il prossimo 1 marzo, si eviti almeno di penalizzare oltremodo la libertà di scelta degli utenti e di bloccare la concorrenza nel mercato della telefonia fissa. 

    In che cosa consiste?
    Entra infatti in vigore la nuova procedura per trasferire il proprio numero da un operatore telefonico a un altro: la Delibera prevede che l’utente debba richiedere al vecchio operatore un numero di codice; numero che poi dovrà comunicare al nuovo operatore per rendere operativo il passaggio. Il rischio è che il codice segreto, lungi dall’essere una valida misura per contrastare il fenomeno dei servizi non richiesti (motivo per cui è stato introdotto), diventi uno strumento utilizzato dagli operatori per impedire o rendere estremamente complicato il passaggio dei loro clienti verso un altro operatore.

    Trovate qui la lettera inviata ieri al Garante. C’è ancora margine per evitare l’asssurdo passaggio dal gioco del Monopoli delle tlc a quello dei telefoni senza filo, l’Autorità può impedire che gli operatori donating utilizzino strumentalmente il nuovo pin per porre in essere azioni ostruzionistiche volte ad ostacolare il trasferimento delle utenze verso altri operatori attraverso due accorgimenti:

    a) il consumatore deve essere considerato proprietario del pin stesso;

    b) l’operatore non deve poter cambiare il pin ogni 15 giorni (motivando eventualmente la cosa per questioni di sicurezza), in tal modo il consumatore sarebbe infatti costretto a contattare il call center dell’operatore che vuole lasciare per richiedere il pin “aggiornato” e sarebbe quindi sottoposto a molto probabili operazioni di retention.

    In realtà sarebbe stato molto meglio introdurre un soggetto terzo e imparziale (poteva anche farlo l’Agcom) che al momento del passaggio da un operatore all’altro contattasse il consumatore per verificare la sua effettiva volontà di switching, ma questa partita purtroppo sembra ormai essere persa ._

     
  • Umberto Basso 2:36 pm on February 18, 2010 Permalink
    Tags: tweet   

    umbex: Mobile carriers looking to monetize apps and content with #oneAPI initiative at #mwc ._

     
  • Gigi Tagliapietra 10:34 pm on February 16, 2010 Permalink  

    Il blog delle energie rinnovabili 

    Interessante il Blog che Andrea Mameli del CRS4 tiene sul tema delle Energie Rinnovabili e visto che al centro di ricerca di Pula stanno bollendo cose davvero molto interessanti in questo campo, vale la pena di farci un giro o di segnarselo nei feed rss._

     
  • Gigi Tagliapietra 9:39 pm on February 15, 2010 Permalink  

    Interviste 

    E’ uscita l’intervista che ho rilasciato a Datamanager Online sui temi della sicurezza informatica e oggi  ero in diretta su Radio24 nella trasmissione di NovaLab24 con Luca Dello Iacovo e Luca Tremolada a parlare di hacker, di Cina, di Estonia (non ero a Mosca a blindare i server ma a Bruxelles a valutare le conseguenze degli attacchi su larga scala).

    Questo rinnovato interesse sulla security mi pare importante e utile a tutti._

     
  • Gigi Tagliapietra 7:49 pm on February 15, 2010 Permalink  

    Non è solo schizofrenia 

    Marco Massarotto, scrive un bel post sulla schizofrenia dei media e ha ragione a segnalare che alcuni comportamenti di censura nei confronti dei blog sono davveroil sintomo di un mondo che pare non capire, o aver capito benissimo e non sopportare, che la rete sta spostando pesantemente verso gli utenti un potere che le aziende pensavano di aver loro sottratto._

    Colpisce il racconto di quanto accaduto a Sybelle, ma credo che, come accaduto ad altre aziende l’effetto boomerang negativo farà giustizia, soprattutto ne esce in modo pessimo Wordpress.com che ha censurato un blog senza avere fatto alcuna verifica con l’interessata.

     
  • marco formento 11:35 pm on February 13, 2010 Permalink  

    Il lato oscuro che rivuole la scarsità: editoria, mercati e rete 

    Registro l’urlo di dolore dell’ottimo Antonio Tombolini che condivide su Friendfeed il post dal titolo assai parlante La conferma da 3Italia: navigare sui siti mobile di Corriere della Sera e Repubblica costa 0,09€ a pagina.

    In effetti in tutto questo discutere di paywall et similia, si rischia di perdere di vista una distinzione importante tra le strategie editoriali in atto, ovvero fra a) un onda positiva di investimento/ricerca di nuovi formati/occasioni che cerca di ristabilire un mercato per l’informazione online a partire dal paradigma proprio della rete, ovvero l’abbondanza e b) un ‘lato oscuro’ che invece cerca di ristabilire artificiosamente un regime di scarsità sul quale far rivivere i propri prodotti tradotti in bit. Questo lato oscuro ha un grande alleato, le reti mobili, che hanno da sempre un modello assai diverso, ovvero assai ’scarso’ per gli utenti, sebbene apparentemente vantaggioso per le aziende: sono le uniche reti dove l’utente è sottoposto incessantemente al proprietario della rete. Apparentemente dicevamo, però: se non distribuisci suonerie per cellulari e oroscopi, non vai lontano, specie a 9 centesimi a pagina.

    ._

    Tagged: antonio tombolini, reti mobili, valore

     
  • pierani 10:26 pm on February 12, 2010 Permalink  

    In Rete non tutto è lecito: sono assolutamente d’accordo con FAPAV 

    Come scrivevo qualche giorno fa in merito al caso FAPAV vs Telecom:

    A volte si promuove una causa e poi in giudizio si è invece costretti a difendersi, a volte si entra in un Tribunale civile e si finisce in Procura, sono cose che capitano, questo potrebbe essere il caso di FAPAV anche perchè delle due l’una, o nei suoi atti ha dichiarato il falso, e vabbè capita se mossi dal sacro ardore della tutela dei diritti ! oppure, e questo sarebbe più grave, ha detto il vero…

    Purtroppo non si è ancora completamente svelato l’arcano, l’impressione è che siamo solo alle prime schermaglie, nel frattempo il Garante Privacy è intervenuto nel giudizio e si sta interessando della questione  anche Altroconsumo gli aveva chiesto di farlo  e, proprio nella risposta inviata alla richiesta di chiarimenti del Garante pare che Fapav abbia già cominciato a calare le braghe, almeno sull’aspetto che, se confermato, sarebbe stato il più grave, si legge qui, infatti, tra le altre cose, che

     FAPAV non ha ottenuto e non può ottenere alcuna corrispondenza tra le URL delle pagine web citate e l’attività telematica degli internauti italiani, poiché soltanto l’ISP può fornire questo tipo di informazioni circa l’attività dei suoi abbonati.

    Ora, a parte che neanche gli ISP sono legittimati a farlo e che chiunque avesse dati di questo genere non potrebbe che averli ottenuti attraverso comportamenti gravemente illeciti e sanzionabili penalmente, resta il fatto che, da quanto riportavano i giornali, nel ricorso presentato al Tribunale FAPAV asseriva di conoscere anche su quali siti avevano navigato gli utenti monitorati, vabbè FAPAV ci dice adesso che era tutto uno scherzo, sarebbe però utile che il Garante confermasse che di scherzo si tratta e che nessuno ha violato il domicilio informatico di numerosissimi utenti e inserito malware nei loro pc. Attendiamo fiduciosi di avere una tale conferma._

    C’è poi un altro aspetto, meno grave forse, ma mica tanto, quello dell”‘investigazione”, vogliamo chiamarla così ? sul p2p:

    a quanto consta, alcuni associati FAPAV hanno fatto ricorso ad una società specializzata nella protezione dei diritti d’autore, incaricata di fornire statistiche dei download a partire dai cosiddetti “fake” (o “files decoy”, file che contengono il trailer di un film ripetuto in serie) diffusi da territorio straniero nelle reti peer-to-peer per simulare i file di opere protette dal diritto d’autore. Lo strumento utilizzato altro non è che una versione del software open source eMule,  modificato in modo da visualizzare la ripartizione dei download per ISP.

    Non mi dilungo su questo punto e rinvio ai primi commenti di Stefano Quintarelli, mi limito ad aggiungere che anche qui vorrei essere confortato dal Garante al più presto sul fatto che non ci sia stata alcuna violazione dei dati personali degli utenti perchè, insomma, su questa fantomatica istantanea anonimizzazione degli IP attraverso un procedimento rapido ed immediato  allo stato mantengo, come dire, qualche piccolo scetticismo.

    Critico da tempo la politica delle major e ancora di più le Istituzioni che si appiattiscono su di essa, ma non sono un fan del p2p, non mi sono mai appassionato alle sorti di Pirate Bay è, infatti, oltremodo triste che non si sia ancora trovata una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete, se andiamo avanti di questo passo però rischiamo di giocarci qualcosa di più e di più grave. C’è, infatti, un problema di fondo in tutta questa storia di FAPAV che va alla base del principio di legalità, quandanche hai subito un danno, un torto, o perlomeno pensi che questo sia il caso, comunque non puoi pretendere di fare valere i tuoi diritti attraverso prove raccolte in maniera illecita e se lo fai devi essere punito severamente, questo a tutela della stabilità dell’Ordinamento.

    In un comunicato di oggi FAPAV tra le altre cose asserisce:

    Le infondate supposizioni  del Garante della privacy e il clamore che ne è conseguito  appaiono costituire un oggettivo incoraggiamento al fenomeno della pirateria – che costituisce un reato – e a rafforzare l’errato convincimento che sulla rete tutto è lecito, perché l’impunità per le eventuali malefatte è garantita dalla legge sulla privacy.

    Condivido una cosa: è assolutamente errato il convincimento che in Rete tutto sia lecito e da quanto è emerso finora sembra proprio che FAPAV dovrebbe riflettere intensamente su questa verità anche e soprattutto per quanto riguarda i suoi stessi comportamenti.

     
  • Umberto Basso 2:51 pm on February 12, 2010 Permalink  

    umbex: #flash is dead. Why? Closed, heavy, anachronistic in respect to html5._

     
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